L’attacco diretto al paganesimo (Beato Paolo Manna)

L’attacco diretto al paganesimo (Beato Paolo Manna)

“Non è vero che quando non si è santi, si ha paura di parlare di Gesù Cristo alle genti con la franchezza, con la libertà, e soprattutto con la fede con cui ne parlavano gli Apostoli e tutti i santi missionari dopo di loro? Miei amati confratelli, noi siamo apostoli di Gesù Cristo e, come S. Paolo, abbiamo ricevuto l’ordine di annunziarne il Nome alle genti: abbiamo la missione di convertire il mondo e di riformare la società pagana con la predicazione di Gesù Crocifisso. Ancor oggi è vero che solo in Gesù è la salute delle anime e del mondo: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,2).
Ora, non avverrebbe per caso che, con il pretesto che i pagani subito non capirebbero fi grande mistero di Cristo … ; che bisogna entrare indirettamente … ; che bisogna, con l’istruzione e le opere di carità, crearsi l’atmosfera favorevole… non avverrebbe, dico, che taluni missionari di oggi, con questi inconsistenti pretesti, avessero a rimandare la predicazione diretta di Gesù Cristo e del suo Vangelo ad un…. secondo tempo? Non vi sembri fuori di luogo la domanda. P- tanto facile, quando si è poveri di divino, attaccarsi all’umano. Abbiamo l’esempio dei protestanti, che hanno sopraffatto e soffocato la predicazione di Gesù Cristo con la preponderanza della loro attività umanitaria e culturale. Si aspetta che con le scuole e con le altre opere si crei l’atmosfera favorevole, e che venga per tal modo la cosiddetta Ora di Dio; ma se così si creasse invece un’atmosfera, che fa, sì, benevoli ed obbligati a noi i popoli pagani, ma li rende sempre più indifferenti a Dio ed alla nostra santa missione? Preghiamo Dio che ci dia la santità ed il coraggio degli Apostoli, perché possiamo muovere all’attacco diretto del paganesimo ed aprirci qualche breccia nelle grandi religioni organizzate esistenti nelle missioni. Non c’è da temere insuccesso, se si è santi e si ha fede nella virtù della parola di Gesù Cristo. I poveri, gli umili, i diseredati vengono oggi a noi in numero considerevole: sono conquiste relativamente facili… E gli altri, quelli che non hanno bisogno di noi, ma hanno pure tanto bisogno di Dio? Quanti delle classi colte, dirigenti vengono alla fede? Che si fa per i buddisti, per i maomettani? Sono popoli corrotti, superbi, di dura cervice, sono quello che si vuole; ma il Vangelo non è fatto proprio per essi? Il Signore non è venuto precisamente anche per la loro salvezza? 0 si teme che la parola e la grazia di Dio non siano abbastanza potenti per conquistare anche quei cuori?. Gli Apostoli dovettero affrontare un mondo pagano come quello che dobbiamo evangelizzare noi. Gesù Crocifisso era anche allora uno scandalo per i giudei ed una follia per i sapienti pagani; pure gli Apostoli non ebbero paura o tergiversarono, non ricorsero per farsi strada alle opere di carità, di beneficenza e di istruzione. La carità e la beneficenza c’entrarono anche loro, ma furono frutto naturale della fede predicata e praticata, non mezzo di penetrazione. Gli Apostoli e tutti i santi missionari predicarono e presentarono direttamente Gesù Crocifisso agli infedeli, perché sapevano che solo Gesù Crocifisso possiede la virtù di Dio che può convertire le anime e cambiare la faccia della terra. A tal proposito gli Autori dei “Monita ad Missionarios” ci dicono che un missionario tradirebbe il suo ministero se “mettendosi al servizio della carne”, chiudesse la bocca sulla povertà, sulle sofferenze, sulla croce di N. Signore, poiché, come insegna S. Tommaso, “nella dottrina della fede cristiana è una verità fondamentale che la salvezza si ottiene mediante la croce di Cristo”. Oh! come desidero che ciascuno dei nostri missionari possa dire con S. Paolo: «I Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza»… le genti vogliono da noi opere di aiuto e sollievo materiale, i governi si aspettano opere di istruzione e di civiltà, «noi prediciamo Cristo crocifisso… potenza di Dio e sapienza di Dio» (1Cor 1,22-24). lo amo e prediligo questo nostro Istituto per la sua particolare caratteristica di essere genuinamente apostolico, tutto dato all’apostolato diretto degli infedeli. Manchiamo forse di molte cose, siamo poveri di grandi mezzi e di grandi opere nelle missioni, ma siamo tutti delle anime e questo non è piccolo pregio. Ed io vorrei che fossimo ancora più poveri, ma molto più santi; ci guadagneremmo assai, noi e le missioni. Come sarebbe bello allora poter dire alle nostre popolazioni come S. Paolo ai Corinti: siamo ricchi solo di Gesù Crocifisso! Il nostro apostolato è tutto opera di fede purissima… «Quando venni tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso. E la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio» (1Cor 2,2-5). Ma se S. Paolo piantò la fede non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio fu perché era pieno egli stesso di questa virtù di Dio, che è Gesù Cristo; pregando senza intermissione, castigando il suo corpo con la penitenza, appariva davanti ai popoli veramente quale «un altro Cristo», poiché per lui vivere era Cristo: «per me il vivere è Cristo» (Fil 1,21). E difatti i popoli possono ammirare il missionario dotto, possono benedire il missionario benefico, possono sfruttare il missionario ricco, possono temere il missionario potente, ma non s’inchineranno, non si arrenderanno -che al missionario santo. S. Giovanni Battista non fece nessun miracolo, tutta la sua autorità davanti al popolo gli veniva dalla sua vita penitente e santa, e così induceva le anime a penitenza, ed affrontava scribi e sacerdoti e regnanti, e tutti gli si inchinavano, e lo stesso tiranno lo temeva, «sapendolo giusto e santo, tuttavia lo ascoltava volentieri» (Mc 6,20). Ecco, amati confratelli, un’altra profonda ragione che ci obbliga ad essere grandemente santi: affinché possiamo essere veramente potenti, «in opere e in parole» (Lc 24,19) nel nostro apostolato, e conseguire l’effetto della nostra vocazione, che è la gloria di Dio per la salute delle anime”.

( VIRTÙ APOSTOLICHE, Lettere ai missionari, Beato P. Paolo Manna, LA PERFEZIONE RICHIESTA A TUTTI I MISSIONARI, «I nostri seminari debbono essere vere scuole di santità», Lettera circolare n. 19, Milano, 15 Dicembre 1932)

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